“Per quanto riguarda in particolare i telefoni cellulari”, sostiene confindustria “si tratta unicamente di cellulari che hanno la funzione integrata di riproduttore musicale e audiovisivi. E secondo una ricerca condotta nel 2009 da Forrester, in Italia, l'uso degli apparecchi mobili per ascoltare musica è più diffuso tra i consumatori dell'ipod con un 19 % del mobile contro il 18 % della penetrazione del più diffuso lettore di file musicali. Non assoggettare al compenso i terminali mobili dedicati sarebbe quindi un grave errore e soprattutto introdurrebbe una disparità nei confronti dei comuni lettori mp3 già assoggettati al compenso”
A nulla dunque sono valse le ravvisaglie di Stefano Parisi presidente di Asstel che nel mese di dicembre aveva lanciato l'allarme, stesso destino per altroconsumo che aveva chiesto una revisione del' equo compenso con scarsi risultati.
Siamo dunque dinnanzi all'ennesima dimostrazione di come, nel piatto ricco, tutti vogliono la propria fetta e a farne le spese, ancora una volta, sono i consumatori.
Di seguito un video realizzato da altro consumo che dimostra come molto spesso i consumatori siano allo scuro di determinate tassazioni che di fatto vanno a rimpinguare le casse della già pingua SIAE.
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